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Corte Conti Autonomie, programma dell'attività 2026

Con Delibera n. 1/2026, la Corte dei Conti Sezioni Autonomie ha reso noto il programma dell’attività di controllo 2026. Si segnalano in particolare le seguenti esigenze informative.


REFERTO FINANZA LOCALE

Il concorso degli enti locali agli obiettivi di finanza pubblica richiama la necessità di processi di riqualificazione della spesa corrente, che dovrà assorbire, nella fase immediatamente successiva all’attuazione del PNRR, i costi di gestione conseguenziali agli investimenti realizzati nel territorio. Anche in questo caso, l’analisi non può prescindere dal contributo delle Sezioni regionali, che possono correlare gli andamenti finanziari e gli andamenti gestionali.

Sotto il profilo operativo, al fine di utilizzare i flussi finanziari della banca dati BDAP con riferimento all’anno n-1 (allineando temporalmente tali dati a quelli degli altri canali informativi considerati, in particolare ai dati di cassa presenti in SIOPE), appare opportuno spostare al secondo semestre la programmazione del referto. Occorre infatti considerare che la disciplina generale prevede per gli enti territoriali l’approvazione del rendiconto entro il 30 aprile dell’anno successivo (artt. 18, co. 1, d.lgs. n. 118/2011 e 227, co. 2, TUEL), con invio alla BDAP nei 30 giorni successivi all’approvazione del rendiconto (art. 4 del decreto MEF del 12 maggio 2016). La mancata trasmissione dei dati di consuntivo o preconsuntivo dell’esercizio precedente entro il 31 maggio è stata sanzionata, ai sensi dell’art. 1, co. 793 della legge di bilancio 2025 (legge 30/12/2024, n. 207) con la maggiorazione del 10 per cento del contributo alla finanza pubblica.

A luglio 2025 risultavano acquisiti alla BDAP i dati di rendiconto 2024 per circa il 90% dei comuni. Tenendo conto della disciplina generale e della prassi così evidenziate, nel referto generale del 2026 potrebbero pertanto essere osservati e commentati anche i dati dei rendiconti 2025, con indubbio vantaggio per l’attualità e l’interesse dell’analisi.


REFERTO CRISI ENTI LOCALI

La persistenza e la diffusione delle procedure di riequilibrio finanziario pluriennale e di dissesto inducono ad approfondire tali tematiche (già sinteticamente rappresentate nel referto generale sulla finanza locale con riferimento alla loro consistenza complessiva e alla concentrazione territoriale), attraverso uno specifico referto dedicato alle cause strutturali ed alla efficacia e congruenza degli strumenti giuridici configurati dalla normativa vigente (titolo VIII-TUEL “Enti locali deficitari o dissestati”). La ratio di tale normativa non è ispirata alla finalità dell’eliminazione dal mercato di soggetti inefficienti, in analogia con gli istituti della crisi d’impresa, ma persegue il ripristino dell’equilibrio finanziario degli enti, preservando la continuità di esercizio delle funzioni amministrative e di erogazione dei servizi a favore delle comunità amministrate. Senonché, proprio questo obiettivo è contrassegnato da esiti inadeguati ed insufficienti, in ragione della eccessiva dilatazione dei tempi istruttori e della inefficacia attuativa delle misure di risanamento, che risultano peraltro anche poco coerenti con la garanzia dei diritti dei creditori e causative di responsabilità finanziarie a carico dello Stato per i debiti degli enti locali.

Le verifiche e gli accertamenti comprenderanno le oggettive condizioni socioeconomiche di vulnerabilità e le situazioni di criticità organizzativa, che impattano sulla riscossione delle entrate e sulla ricognizione delle passività maturate nell’assetto degli enti e dei loro organismi partecipati. Anche in tale settore, la collaborazione con le Sezioni regionali, già utilmente sperimentata, potrà essere ulteriormente consolidata, soprattutto per la ricognizione dei fattori determinanti delle procedure attive di crisi conclamata e per gli effetti dei Patti col Governo. A tale proposito, è già operativa una banca dati dedicata, in cui viene raccolta e tempestivamente aggiornata la documentazione relativa ai casi di dissesto e riequilibrio, con informazioni sullo stato di attuazione delle concrete misure per il recupero del disavanzo.

In tempi più recenti, il quadro si è arricchito di ulteriori “presìdi” per fronteggiare gli squilibri dei comuni di maggiori dimensioni.

Il riferimento è ai cd. Patti con il Governo, introdotti dalla legge di bilancio per il 2022 per i capoluoghi di città metropolitana con disavanzo pro capite superiore a euro 700,00, e successivamente ampliati, che hanno finora trovato una dimensione applicativa non trascurabile (tra il 2022 e il 2024, sono stati stipulati 13 Patti a fronte di 37 enti potenzialmente legittimati a farvi ricorso).

Sul punto è rilevante il monitoraggio degli indici predittivi del distress finanziario, analizzati attraverso strumenti di IA predisposti nell’ambito della funzione di coordinamento


REFERTO PNRR

Il 2026 è l’anno di chiusura delle opere/attività del PNRR. All’approssimarsi della scadenza, le verifiche dello stato di attuazione da parte dei soggetti territoriali assumono rilevanza strategica per la salvaguardia degli obiettivi di missione, nell’ambito della finalità primaria e trasversale della riduzione dei divari infrastrutturali tra le regioni.

I referti già approvati evidenziano che, pur in presenza di progressi significativi e di una buona tenuta complessiva, l’attuazione dei progetti PNRR e PNC è stata segnata da ritardi, rigidità operative e criticità gestionali, che richiedono un rafforzamento delle capacità amministrative e di controllo per assicurare il pieno raggiungimento degli obiettivi nei tempi prefissati. Le criticità più frequenti riscontrate, in raccordo con le puntuali attività svolte delle Sezioni regionali di controllo, hanno riguardato modifiche normative, contenziosi, ritardi autorizzativi e di erogazione, frammentazione delle responsabilità, carenza di personale, aumento dei costi, difficoltà di approvvigionamento.

È opportuno procedere anche nel 2026 con un monitoraggio (intermedio e finale), in considerazione della rilevanza del ruolo che gli enti locali svolgono per il pieno raggiungimento degli obiettivi nei tempi prefissati


REFERTO SERVIZI PUBBLICI LOCALI

Un aspetto importante per la finanza territoriale riguarda la gestione dei servizi pubblici locali (SPL), ai sensi del d.lgs. n. 201/2022 (“Riordino della disciplina dei servizi pubblici locali di rilevanza economica”), che può avere riflessi sugli equilibri del bilancio consolidato degli enti e che si situa al cuore del dibattito sull’equilibrio tra concorrenza e regole. Nella programmazione per il 2026 troverà pertanto spazio un’analisi delle varie modalità di gestione degli SPL, tenendo conto degli adempimenti a carico degli enti in materia di procedure di affidamento, in considerazione anche del diritto euro-unitario.

In continuità con un precedente referto in materia di riordino delle partecipazioni societarie e dell’efficienza dei piani di razionalizzazione periodica delle società di cui all’art. 20, d.lgs. n. 175/2016, le attività di approfondimento istruttorio avranno ad oggetto i profili economico-finanziari relativi all’organizzazione dei servizi pubblici locali e alla qualità delle prestazioni di servizio, comparando i diversi livelli d’efficienza tra regime in house e regime di outsourcing (art. 30, co. 2, d.lgs. 201/2022). La metodologia di controllo basata sui parametri di economicità e di qualità dei servizi pubblici locali includerà in particolare i settori dei servizi idrici e di smaltimento dei rifiuti, i quali nel territorio nazionale presentano con ricorrente frequenza gestioni di tipo emergenziale


REFERTO SULLA SPESA SOCIALE

Il Referto sulla spesa sociale è riproposto nel 2026 con l’ampliamento di alcuni ambiti ritenuti meritevoli di ulteriore approfondimento.

La metodologia di analisi già seguita nel primo referto gestionale, reso a ottobre 2025, ha consentito un’efficace rappresentazione della spesa sociale, distinta per settori (infanzia, disabilità, anziani, famiglie, casa, ecc.), per singolo ente e per modalità di affidamento dei servizi. Il raffronto tra diffusione dei servizi sul territorio e coerenza rispetto ai bisogni reali di assistenza e inclusione, come intercettati dalle basi statistiche utilizzate per le analisi macroeconomiche di settore, ha messo in evidenza forti squilibri territoriali: in molte aree del Paese la spesa sociale pro-capite è bassa e strutturalmente insufficiente, proprio dove la domanda è più elevata. Gli investimenti sono scarsi. Fattori demografici come invecchiamento, bassa natalità e livelli di istruzione ridotti aggravano le prospettive di sostenibilità del sistema. La disomogeneità dei servizi compromette l’equità e l’uniformità dei diritti sociali, rendendo necessario un rafforzamento dei meccanismi perequativi nazionali, sia attraverso trasferimenti finanziari sia con azioni di capacity building a sostegno delle amministrazioni più fragili.

Per la futura analisi, è prevista l’interazione con ulteriori database, sia attraverso l’accesso al flusso integrale dei dati di tesoreria dei comuni, tramite il sistema SIOPE+ del MEF, sia attraverso l’accesso ai dati di sovvenzioni e aiuti erogati dai Comuni a favore di realtà del terzo settore, che frequentemente agiscono anche in veste di operatore economico.

Ai sensi dell’art. 6, comma 3 del d.l. 174/2012, il referto a cura della Sezione si propone anche di fornire un contributo di carattere metodologico a future indagini anche di carattere trasversale che le Sezioni regionali possono autonomamente scegliere di svolgere secondo le coordinate tipiche dei controlli gestionali. È opportuno, infatti, che all’analisi generale e all’indicazione di criteri metodologici operata dalla Sezione delle autonomie si affianchi il controllo puntuale dei singoli fenomeni gestori, ad opera delle Sezioni regionali che, per la loro prossimità al territorio, possono meglio individuare, anche comparativamente, eventuali carenze attuative e spazi di efficientamento gestionale.