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IMU e abitazione principale: mezzi di prova

Con ordinanza n. 16793 del 28/05/2026, la Corte di Cassazione ha ricordato che, in tema di agevolazioni IMU riconosciute per l’abitazione principale, la dimora abituale costituisce una situazione di fatto, accertabile attraverso elementi oggettivi e concordanti idonei a dimostrare l’effettiva e stabile utilizzazione dell’immobile quale centro degli interessi personali e familiari del contribuente, quali, in particolare, la continuità dei consumi delle utenze domestiche, la documentazione relativa a luce, gas e acqua, la presenza di arredi e suppellettili, nonché ulteriori indici di stabile abitazione (cfr. Cass., sez. 5, n. 1464/2009; Cass., sez. 5, n. 22312/2011).

In questa prospettiva, le bollette delle utenze non assurgono a titolo autonomo di agevolazione, ma rappresentano un mezzo di prova tipico e rilevante della dimora abituale, idoneo, ove valutato unitamente ad altri elementi, a superare l’assenza o la non coincidenza della residenza anagrafica ai fini ICI, mentre non possono in alcun caso sostituire il requisito formale della residenza richiesto, invece, dalla disciplina IMU vigente. Infatti, la dimora abituale «può essere dimostrata con elementi di fatto idonei a evidenziare l’effettiva e stabile utilizzazione dell’immobile», quali consumi delle utenze domestiche, presenza continuativa e organizzazione della vita quotidiana (Cass. Sez. 5, n. 2166/2020).

Va ricordato che per l’IMU l’esenzione postula il concorso imprescindibile, in capo al possessore, della residenza anagrafica e della dimora abituale nel medesimo immobile, trattandosi di norma agevolativa di stretta interpretazione (Cass., Sez. 5, n. 12576/2024; Cass., sez. 5, n. 19684/2024)