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Utilizzo dell'intelligenza artificiale nei concorsi, intervento del Consiglio di Stato

Il Consiglio di Stato con Sentenza n. 4520/2026 è intervenuto su procedura concorsuale viziate a causa dell’utilizzo non conforme dell’intelligenza artificiale.

Secondo i magistrati, l'utilizzo di sistemi di intelligenza artificiale, dagli algoritmi al c.d. machine learning, va inteso quale modulo procedimentale per lo svolgimento dell'attività autoritativa in modalità più efficienti ed è regolato dai principi di conoscibilità e comprensibilità, non esclusività della decisione algoritmica, non discriminazione algoritmica. Pertanto, l'amministrazione destinataria di un'istanza di accesso o (come in questo caso) di esibizione non può trincerarsi dietro la non conoscibilità dei meccanismi informatici di gestione (alla luce dei suddetti principi la sentenza ha affermato che "non sono opponibili - a maggior ragione nei confronti di un diritto quale quello all'accesso agli atti amministrativi, costituente una articolazione fondamentale del principio di trasparenza - le difficoltà conoscitive derivanti dall'utilizzo, nell'esercizio dell'attività amministrativa, di algoritmi interamente gestiti in forma automatizzata").

Analogamente, la sentenza n. 4857/2025 del Consiglio di Stato, nella diversa materia della contrattualistica pubblica ma con affermazione di principio evidentemente estensibile alla fattispecie oggetto del presente giudizio, ha chiarito che "Il recente Codice dei contratti pubblici, con il citato art. 30, conferma questa impostazione, esprimendo una chiara preferenza per gli algoritmi open source rispetto a quelli proprietari e, in ogni caso, assicurando la disponibilità del codice sorgente, prevedendo inoltre che, nei casi di decisione algoritmica, la motivazione del provvedimento finale deve richiamare il codice sorgente e il modello matematico impiegati, salva la possibilità per l'interessato di esercitare il diritto d'accesso documentale a tali "documenti" ed anche al data set".